Lo sci e la sauna, scoperte di due esploratori italiani

Due italiani, tra il Seicento e la fine del Settecento, si avventurarono fino a Capo Nord in periodo nel quale quelle terre erano in gran parte ignote. Francesco Negri e Giuseppe Acerbi furono i primi “europei” ad esplorarle e a raccontarle da ogni punto vista (persino etnografico e botanico). Francesco Negri, ardimentoso padre gesuita, fu anche il primo europeo “moderno” a documentare e calzare ai piedi gli sci nel corso del suo memorabile viaggio (iniziato nel 1663). Nato a Ravenna nel 1623 (e dove morì nel 1698), scrittore scientifico e poliedrico intellettuale oltreché esploratore, ha raccontato nel suo Viaggio settentrionale (libro uscito postumo, nel 1700) un’avventura durata ben tre anni, fra “Laponi” e “Svezzesi”, descritta attraverso un primo rapporto dettagliato su come bisognasse industriarsi per vivere o, meglio, sopravvivere al freddo. Il gelo è tale, racconta, che i maschi sono costretti a legarsi il sesso rattrappito oltre ogni dire dal rigore polare con uno spago onde poter poi usare quella «indispensabile appendice». Descrive con grande proprietà linguistica scene di caccia e gli animali. Ecco la foca «grande come un piccol bue; ha il capo alquanto lungo, i denti acuti e simili a quelli del cane terrestre». O la caccia all’orso stanato nel letargo e quindi intontito, alla renna, alla balena.

Nota soprattutto i cacciatori che corrono via veloci su «due tavolette sottili, che non eccedono in larghezza il piede, ma lunghe otto, o nove palmi con la punta alquanto rilevata per non intaccar la neve, nel mezzo di esse sono alcune funicelle, con le quali se le assettano bene una ad un piede, e l’altra a l’altro, tenendo poi un bastone alla mano conficcato in una rotella perché non fori la neve». Si tratta, evidentemente, dello sci di fondo.

Lo “skie” disegnato da Francesco Negri

Gli “skie” – come li chiama Negri – si usano «leggermente strisciando», insomma «camminando liberi». Sono foderati al di sotto con pelle di alce che li frenerà per non scivolare all’indietro in salita, se c’è molto ghiaccio. Per scendere, gli sciatori «si accomodano come statua» finché non raggiungono di nuovo la pianura. E se vogliono fermarsi, «basta “piegar” il corso destramente verso uno dei due lati, formando una linea curva», proprio come si fa oggi. Nei tre anni trascorsi fra Norvegia, Svezia e Lapponia ha modo di osservare splendide aurore boreali e di trovare riparo negli igloo durante terribili tempeste. Sempre, viene accolto con benevolenza e lo stupore che si riserva a un alieno. Tenterà invano di ritornarvi, innamorato di quelle terre dove «nessun frutto vi può rendere per l’estremo freddo al testimonio de’ scrittori; e pure vi si sostenta il genere umano. Non si trova altra terra abitata, che si sappia, sotto il suo parallelo, e la zona glaciale artica è totalmente ignota. Dunque è forza che quel paese abbia qualità agli altri non comuni, ma singolari; dunque sarà la più curiosa parte del mondo per osservarsi». In compenso, di quel viaggio ne avrebbe parlato con grandi personaggi, tra i quali il granduca di Toscana Cosimo III dei Medici e la regina Cristina di Svezia.

L’altro esploratore è Giuseppe Acerbi che, come Negri, distingue ciò che prima veniva confuso, ovvero la differenza tra i “Finni” e i Lapponi. Per questi ultimi, a differenza di Negri, risente dei pregiudizi settecenteschi verso chi viveva ancora in condizioni di semi-nomadismo.

Acerbi fa commenti assai diretti: «Niun’altra regola potremmo vedere da costoro osservata, se non quella dell’appetito e dell’istinto. Quando non erano occupati a mangiare, dormivano o pipavano». Acerbi si occupa molto anche della cultura e del folclore finlandese, approfondisce la letteratura, la musica popolare, la botanica. In quest’ottica incappa nella sauna (ne riferisce per primo il termine), che ha sempre rivestito un ruolo di primo piano nella tradizione locale, essendo parte integrante dei rituali della comunità, connessi alla caccia e alla raccolta. È il contesto nel quale si incontrano gli elementi di purificazione: l’acqua, il fuoco e gli arbusti di betulla, l’albero sacro, legato a mitologia e magia. Tant’è che nella sauna si recitano i canti e per la guarigione delle malattie, si fanno nascere i bambini, si portano i morti. Acerbi subisce il fascino di questo rito pagano rilassante e tonificante, a lui sconosciuto, sottolineando la moralità degli uomini e delle donne che condividono la stessa stanza nudi, senza un secondo fine.

C’è poi la natura, che Acerbi non smette di elogiare: «La Lapponia fu considerata fino ad oggi un paese terribile, impenetrabile, coperto da mucchi di neve che non disgelano mai, dove non ci sono né animali né vegetazione, ma invece è in estate un paese pieno di bellezze di ogni sorta. Superfici di acqua abbondano, sono fresche, limpide, piene di pesci di ogni tipo; i suoi fiumi e laghi sono circondati da rive pittoresche, da isole graziose e da poggi coperti da alberi fronzuti; l’aria pura e salubre è popolata da insetti di ogni sorta; la terra imbelletta da fiori che uguagliano in bellezza quei di qualsiasi paese, e gli uccelli, che fanno risuonare da loro canto armonioso questi boschi mai penetrati da nessun uomo, sembrano gli rimproverare il suo orgoglio e animare questi luoghi solitari per provare che tutto non è fatto per lui, che la natura non è fatto per lui, che la natura non assegna tutti gli esseri al suo piacere».

Il nobiluomo Giuseppe Acerbi, nato a Mantova nel 1773, è figlio di un colonnello, conosce diverse lingue, è laureato in legge ed è politicamente vicino ai giacobini quando intraprende il viaggio verso Capo Nord con Bernardo Bellotti, figlio di un banchiere bresciano. In Svezia di unisce alla spedizione il colonnello Anders Fredrik Skjöldebrand. Come Negri, di questa esperienza scriverà un resoconto, ma in inglese: Travels through Sweden, Finland and Lapland, to the North Cape in the years 1798 and 1799, in due volumi a Londra, nel 1802. Divenuto famoso, calca i salotti mondani, dove incontra Goethe, Madame de Staël, Malthus, Klopstock e a Parigi, in qualità di legato della Repubblica Cisalpina, Napoleone. Le pesanti critiche alla Svezia portano però al suo arresto e al sequestri dei suoi libri. L’incidente pone fine all’incarico diplomatico e impone il ritorno alla terra d’origine, Castel Goffredo, dove cura i poderi e scrive un piccolo trattato: Delle viti italiane. Nel 1803 viene iniziato alla Massoneria, poi cambia posizioni politiche: nel 1814 è a Vienna durante il Congresso, dove ottiene da Metternich la nomina di console d’Austria a Lisbona, anche se resterà a Milano a dirigere una rivista finanziata dal governo austriaco. Contemporaneamente, nella sua tenuta La Palazzina, Acerbi impianta a scopi scientifici 1500 tipi di vite. Nel 1824 riceve la nomina di console austriaco in Egitto, che visita insieme alla Nubia, partecipando persino a una famosa spedizione archeologica. Negli ultimi dieci anni di vita (muore a Castel Goffredo nel 1846) alleva bachi da seta ma non fa in tempo a pubblicare i diari delle sue ultime avventure.

Leggere

Viaggio settentrionale, Fatto e descritto da Francesco Negri da Ravenna. Ristampa anastatica della prima edizione, Padova 1700 (Leading edizioni)

Viaggio al Capo Nord. Giuseppe AcerbiA cura di Vincenzo De Caprio (Vecchiarelli Editore). O altre edizioni con titoli parzialmente diversi del racconto dell’esploratore

Cronache di viaggiatori italiani in FinlandiaPaula Loikala (Aracne)

Finlandia. Storia, lingua, culturaPaula Likala (Aracne)

Anime Baltiche. Jan Brokken (Iperborea)

Finlandia, Best of Sibelius (Warner)

Finlandia. Ormandy, Bernstein (Sony)

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