«In quel cielo terroso dove ondeggiano le crete d’Asciano»

Crete, Terra di Siena, Toscana

V’è la terra senese, che è proprio di quel colore che i pittori chiaman «terra di Siena», e la ritrovi nei capelli delle donne, nelle nuvole, nelle chiome degli alberi, nello stesso cielo, in quel cielo terroso dove ondeggiano le crete d’Asciano: per quella virtù che hanno i senesi di mescolare le cose celesti alle cose terrene e di rifare il cielo con la stessa materia di cui è fatta la terra

Guido Piovene


È un raro privilegio, per un luogo, dare il nome a un colore. La preziosità del Terra di Siena si esalta nell’arte, in particolare nella versione “bruciata”, quella abbandona la tendenza del giallo (la tonalità “naturale”) per passare al marrone scuro. Quanto sia importante lo testimonia un episodio curioso, ma significativo. Accadde che Crayola, compagnia americana famosa per la produzione di pastelli, ai primi anni Duemila inserì il vecchio Terra di Siena in un gruppo di colori da eliminare nella vastissima gamma, rimettendo la scelta ai consumatori, via internet. Una sorta di referendum che scatenò la reazione dei clienti. Tra questi, Jodi Chromey, che nel suo blog www.iwilldare.com spiegò: «Cosa sarà dei paesaggi autunnali senza Terra di Siena? E dei cavalli? Delle persone con i capelli castani? Dei ponti, delle baite, delle messi di grano maturo? Nessuna di queste cose sarebbe possibile senza il Terra di Siena. L’Ambra grezza non va. Il Marrone è tropo netto. Il Ruggine non funziona. Abbiamo bisogno della Terra di Siena. Quindi amici miei, vi prego: aiutatemi a salvare la Terra di Siena».

Così il Terra di Siena fu salvo. Per trovare ispirazione non resta che scoprirlo in tutte le sue sfumature. Significative sono le lande disboscate e inaridite, quasi desertiche che prendono il nome di Crete. No, non è un sinonimo di colline, ma un’area ben definita, che potremo definire il cuore dell’antico Stato senese, estesa a sud est della città. Qui emergono piccoli insediamenti, pievi, castelli, ville imponenti. Certo, non è l’unico dove trovare le sfumature del Terra di Siena, ma è così bello che merita di essere percorso in ogni angolo, lungo ogni strada bianca. Piovene l’aveva ben compreso, rimandando a un legame tra cielo e terra che viene sublimato dall’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore (nella foto qui sotto), imponente struttura immersa in una corona di calanchi scenografici. I canti gregoriani fanno da colonna sonora a quello che potremmo definire, in modo poco originale ma calzante, un paesaggio mozzafiato.

Ma perché banalizzare ciò che non si può descrivere, con un semplice aggettivo? Perché non è solo il valore estetico che si percepisce, ma una stratificazione di storie e vicende umane, di civiltà, di cromatismi che rimandano alle più alte forme di cultura. C’è il senso del divino e di una pace terrena che ispira non solo gli scrittori ma anche gli artisti. Lo dimostrano il monumento in pietra realizzato da Jean Paul Philippe, collocato al bivio di tre stradine di campagna fra Mucigliani e Leonina: il Site transitoire. Oppure quel grande giardino “filosofico” di Sheppard Craige, il Bosco della ragnaia, quasi in continuità con l’abitato di San Giovanni d’Asso. Sono luoghi che vanno vissuti con lentezza, in un vuoto interrotto ogni tanto da un gregge, da un ciclista. Ma, per una “prima volta” è consigliabile un percorso ad anello, con partenza e ritorno a Siena, per una delle strade più scenografiche che si possa affrontare con un mezzo di trasporto.

Il Site transitoire all’alba del solstizio d’estate
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