«In una piazza che non ha eguali»

Le viuzze sinuose serpeggiavano coi loro scopi segreti, stabiliti più dalla loro spontanea natura che da un piano regolatore. O così Siena t’induceva a credere finché all’improvviso non ne raggiungevi il crescendo, che giaceva nel gheriglio stesso della città, in una piazza che non ha eguali: piazza del Campo, che i senesi chiamano semplicemente “Il Campo”. Lí Siena raggiunge il proprio centro, da lí scorre nella sua pienezza. Ma lí si trova anche la sua sorgente. È l’inizio e la fine, il fulcro delle correnti gemelle, apertamente dichiarato

Hisham Matar, Un punto di Approdo (Einaudi, 2017)


Hisham Matar viene folgorato dalla pittura della Scuola senese da studente, a Londra, poco dopo che il padre era sparito nelle prigioni di Gheddafi. Venticinque anni dopo, da affermato giornalista e scrittore (vincitore di un Pulitzer) nato negli Stati Uniti da famiglia libica, parte infine per la città culla di quella grande tradizione artistica. Il suo viaggio a Siena dura trenta giorni, durante i quali compie visite quotidiane alle opere di Duccio da Buoninsegna, Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti e agli altri maestri, alternandole a passeggiate senza meta. vicoli e piazze della città diventano “membra” di un “organismo vivente”, dove un incontro fortuito scatena un ricordo, un’architettura rimanda a un dipinto, in un tracimare continuo tra esperienze e visioni, in un rapporto tra arte e condizione umana. Il racconto di Hisham diventa paradigmatico delle emozioni del nostro ideale viaggiatore.

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