Steinberg, il grande illustratore che amò l’Italia e Milano. Alla Triennale

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Saul Steinberg crebbe osservando i disegni che ornavano le scatole di caramelle, matzos — il tipico pane ebraico non lievitato — e cosmetici prodotte nella stamperia del padre a Bucarest. La vocazione era segnata: diventò uno dei più celebri illustratori del ‘900, con una grande passione per l’Italia e Milano in particolare. La Triennale lo celebra con oltre 350 disegni, in una mostra programma fino al 13 marzo 2022 (info: 02 72434208), in un progetto sviluppato con Electa a cura di Italo Lupi e Marco Belpoliti con Francesca Pellicciari.

Nato in Romania nel 1914, Saul Steinberg arriva a Milano nel ‘33 per frequentare Architettura al Politecnico. Coltiva l’amicizia di Aldo Buzzi, partecipa alla vita culturale italiana di quegli anni e anima con le sue vignette le pagine delle riviste satiriche Bertoldo e Settebello. Le leggi razziali del ’38 gli chiudono la vita professionale. Dopo sei mesi di un campo di lavoro, lascia l’Italia definitivamente per trasferirsi a New York.

Al primo piano di Triennale, nella Curva, i 350 lavori, prestiti provenienti da importanti istituzioni tra cui la Saul Steinberg Foundation, il Jewish Museum di New York, il Museum of Fine Arts di Boston e da una quarantina di privati. Molte delle opere resteranno a Milano alla Biblioteca Braidense, donazione della Saul Steinberg Foundation. Ad accompagnare le opere, documenti e fotografie nonché una scelta accurata di riviste e libri originali con pubblicazioni dell’artista, a partire dalle famose copertine del «New Yorker» con cui collaborò per ben sei decenni. La mostra è accompagnata da un libro-catalogo di 600 pagine, edito da Electa: Steinberg A-Z, che coinvolge 31 autori coordinati da Belpoliti.

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